sabato 23 giugno 2012

EURO 2012 - DIARIO EUROPEO: PASSA LA GERMANIA. SPIACENTI, LA GRECIA NON ERA ALL'ALTEZZA

                                         Lahm: ha sbloccato il risultato contro i greci

Dopo una settimana di nauseante martellamento mediatico sul "derby dello spread" (complimenti vivissimi alla fantasia della stampa italiana), con annesso il "quasi - ricatto morale" di dover tifare per la Grecia, in quanto Paese in gravissima crisi e in soggezione di fronte al colosso teutonico (ma cosa c'entrano i problemi politici ed economici dell'Europa con una partita di calcio?), è stato un sollievo veder finalmente scendere in campo le due squadre: ed è stato un sollievo, consentitemelo, veder vincere la Germania. Perché sperare nel trionfo di Cenerentola, nella riscossa di Davide che batte Golia,  è lecito allorquando chi dovrebbe interpretare la parte di Cenerentola - Davide mostra di avere tutti i crismi per ambire legittimamente all'impresa. 
GRECIA NON ALL'ALTEZZA - Ebbene, diciamolo chiaramente, la Grecia non aveva nulla di tutto ciò. Intendiamoci: nessuna antipatia nei confronti della selezione ellenica. Io stesso, in un precedente post, ho scritto che non vi è niente di male nel puntare sulla difesa come unica soluzione tattica, se i mezzi tecnici, gli uomini a disposizione non consentono altre strategie. Una considerazione che però non ne esclude un'altra: ossia che per puntare alla conquista di un alloro importante come quello europeo è richiesto un passo in più: la capacità di creare, e non solo di distruggere. Il massimo titolo continentale pretende completezza calcistica, eccellere nelle due fasi o, quantomeno, in una di esse senza sfigurare nell'altra; e richiede, anche, un bagaglio complessivo di classe che sia... all'altezza di un albo d'oro. 
Ecco il punto: puntando sulle stesse, limitate risorse di oggi, la Grecia il miracolo l'aveva messo a segno già otto anni fa, in Portogallo. Un miracolo fragoroso, tanto da essere catalogato come "la sorpresa più clamorosa nella storia del football". Ma i miracoli non si ripetono, se non li si "aiuta" mettendoci qualcosa di maggiormente sostanzioso rispetto alla volta prima, nella fattispecie risorse tecniche migliori (ma di questo non si può dar colpa al calcio ellenico, che produce quello che può) e un "modus operandi" più eclettico e propositivo. Senza contare che, a Euro 2004, forse nessuna delle "grandi" cadute al cospetto della squadra di Rehhagel aveva la "potenza di fuoco" della Germania odierna.  
GERMANIA, QUANTA QUALITA'! - Una Germania che, per un tempo, è parsa il Bayern dell'ultima finale di Champions League: tutta protesa all'attacco, ma lenta nell'elaborazione dell'azione e, quando finalmente riusciva a liberarsi per il tiro, sprecona anzichenò. Va da sé che compagini come quella biancoblù hanno la capacità innata di... imbruttire anche le avversarie più reputate e qualitative. E insomma, per sbloccare la situazione c'è voluta la classica prodezza da torneo internazionale di Lahm, specialista, in queste competizioni, in reti storiche (la prima in assoluto al Mondiale di Germania 2006) o decisive (gol della vittoria contro la Turchia nella semifinale di Euro 2008). 
La Grecia, intendiamoci, ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità, possibilità, lo si è detto, ridotte sul piano del talento puro, della mentalità e della varietà di moduli, e ulteriormente depotenziate dalla forzata rinuncia al leader carismatico Karagounis. Ha azionato alcune ripartenze insidiose, e su una di queste ha trovato addirittura il pari con Samaras. Ma la reazione dei panzer è stata veemente e mortifera, da grande squadra che non si scompone quando subisce un pareggio inatteso e immeritato (imparino da loro, i nostri azzurri). 
Mister Low ha vinto la sua scommessa: l'esclusione dalla formazione iniziale di tre stelle di prima grandezza come Tommy Muller, Podolski e Gomez sembrava un azzardo, ma evidentemente questa Germania ha risorse tali da poter assorbire senza danni anche un turn over così pesante e incisivo. Ozil è parso in crescita rispetto alle prime, timide uscite, anche se non sempre lucido e preciso, Schurrle ha portato dinamismo e intraprendenza, Reus ha stupito per la personalità con cui si è calato nella parte, toccando molti palloni pesanti e siglando personalmente l'ultima rete tedesca, ma il più ispirato è parso Khedira, che sa giostrare con profitto a tutto campo e cerca con sempre maggiore insistenza gli inserimenti in zona tiro, premiato ieri con un gol di squisita fattura. E dietro, Badstuber è sempre più un baluardo insormontabile, ancorché non proprio appariscente. 
RONALDO MOSTRUOSO - Ventiquattr'ore prima, il Portogallo aveva confermato di essere ormai un membro stabile dell'élite del calcio europeo: da quando il torneo continentale è passato a 16 squadre, il team lusitano è entrato tre volte fra le prime quattro, e le altre due è uscito ai quarti. Sacrosanto il successo sulla Repubblica Ceca: che partiva sfavorita, ma che aveva le armi tecniche e di organizzazione per disinnescare, almeno in parte, la macchina da gioco rossoverde. Il Portogallo ha però finalmente trovato un Cristiano Ronaldo  pienamente all'altezza della sua dimensione di fuoriclasse planetario: un incubo per le difese avversarie, rapido, potente, immarcabile, e un pragmatismo che lo porta a concludere ogni volta che intravede anche solo lo spiraglio di fare centro. Il brutto approccio con Euro 2012, fra pali e gol sbagliati, non ne ha fiaccato il morale, anzi: quando lo si è visto andare su un pallone con la ferrea volontà di battere una punizione da lunghissima distanza, si è capito che era sempre lui, il giocatore dalla personalità svettante, che non rifugge mai le responsabilità, che sa di potere e dovere trascinare i compagni a grandi traguardi. 
MEIRELES E COENTRAO SUGLI SCUDI - Accanto a lui, il più ispirato è parso Raul Meireles, gran lavoratore e costruttore di gioco, dal lancio calibratissimo, e in progresso, pur senza miracol mostrare, ci è sembrato Veloso: molto utile soprattutto in fase di filtro e in qualche sapiente rallentamento di ritmo nelle fasi più concitate, anche se continua a non brillare come tessitore della manovra, che dai suoi piedi scaturisce sempre abbastanza piatta e prevedibile. Frizzante ancorché non sempre sorretto dalla necessaria precisione Nani, mentre Fabio Coentrao ha impressionato per completezza, con un eccellente lavoro sia in copertura che in appoggio e spinta, e Pepe ha ribadito il suo buono stato di forma, con chiusure provvidenziali nel cuore dell'area. Sul fronte degli sconfitti, Sivok ha lottato come un leone in retroguardia, tappando molte falle, e Jiracek si è confermato elemento generoso e tatticamente fondamentale, sempre nel vivo dell'azione e sempre pronto a spostare in avanti il baricentro del gioco con le sue incursioni. 

1 commento:

  1. E' vero Carlo, hai ragione. La politica lasciamola dov'è e passiamo la penna al campo. Non c'è stato scampo per la Grecia, nonostante l'inatteso pareggio di Samaras... (avevo appena detto a mio fratello che Samaras è un attaccante molto atipico, in pratica non segna mai.. e infatti track! ma d'altronde ero ancora scottato dai suoi flop al Celtic!). La Germania ha strameritato, dimostrando che le seconde leve sono di primo livello. Sia Schurrle che Reus non sono novità per chi segue con passione la Bundesliga, ma vederli titolari a giocare come i loro colleghi più navigati mi ha ben impressionato. Reuss comunque tornerà al Dortmund a suon di milioni di euro dopo la grande stagione al Moenchengladbach, mentre Schurrle, rivelazione due anni fa col Mainz, a Leverkusen ha allargato il suo raggio d'azione e difatti in Nazionale ha giocato larghissimo ma garantendo comunque incisività all'azione offensiva tedesca. Grande squadra la Germania.

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