venerdì 8 giugno 2012

PICCOLA GUIDA CRITICA A EURO 2012

                                   Spagna campione nel 2008: rivedremo questa scena? 

Mettiamoci comodi e godiamoceli, questi Europei. Godiamoceli davvero, perché presto nulla potrebbe essere più come prima. Euro 2012 sarà uno spartiacque, in tanti sensi: mediatico, organizzativo, calcistico. Vediamo perché. 
LA RAI SI ARRENDE? - Forse la notizia è sfuggita ai più, nel mare di lanci di agenzia caratteristici della solita, febbrile vigilia di questi grandi tornei: eppure la dichiarazione del presidente Rai Garimberti è stata di quelle destinate a lasciare il segno. Non è detto che la copertura tv delle prossime edizioni degli Europei, così come di quelle dei Mondiali, potrà essere garantita dalla Rai, anche a causa degli oneri sempre più alti: questo il succo delle parole del numero uno dell'ente televisivo di Stato. In sintesi, Euro 2012 potrebbe essere l'ultimo, grande evento calcistico ad essere trasmesso in chiaro e in esclusiva dalla tv generalista: le pay e i canali satellitari incombono, sempre di più, e del resto già i Mondiali 2006 e 2010 ci sono stati offerti dagli schermi di  viale Mazzini in formato largamente ridotto. 
FOOTBALL D'ELITE - Diverrà dunque, sempre più, un football elitario, riservato a chi ha i mezzi economici necessari a godersi lo spettacolo. Il fascino della grandi manifestazioni calcistiche internazionali, che risiede principalmente nel loro essere delle feste globali e che come tali dovrebbero essere aperte a tutti, senza distinzione di censo, rischia così di annacquarsi sempre più. Perché i Mondiali e gli Europei sono un grande romanzo popolare, eventi in cui il fatto tecnico, pur rilevantissimo, ha pari dignità rispetto a quello sociale, folkloristico, aggregante: eventi che fanno della partecipazione collettiva il loro vero, autentico punto di forza.
Finirà, prima o poi, questa svendita continua e totale dell'anima del calcio ai grandi potentati televisivi? Certo, questo, prima ancora che un fatto di principio, è anche un problema interno alla Rai, che tradisce la propria missione di servizio pubblico preferendo dirottare le proprie risorse verso il pagamento di emolumenti fuori logica a star e starlette prive di talento, o al finanziamento di trasmissioni di qualità infima (non lo dico io, ma i dati Auditel), salvo poi pianger miseria e lamentarsi per "gli oneri sempre più alti". 
DA 16 A 24 SQUADRE - Euro 2012 sarà anche l'ultima edizione della rassegna nel format a 16 squadre che, più di quelli precedenti, ne ha decretato il successo planetario. Da Francia 2016, prossimo appuntamento con la kermesse, si passerà a 24 nazionali finaliste. Cadono le braccia: le 16 attuali rappresentavano la sintesi ideale fra due necessità: quella di tenere conto della "nuova Europa", ossia dei tanti nuovi Paesi sorti e risorti dopo le disgregazioni di Jugoslavia, Urss e Cecoslovacchia, e quella di salvaguardare ad ogni costo la credibilità tecnica del torneo, mantenendone elevato il tasso qualitativo. L'aumento delle compagini partecipanti alla fase finale, oltre a non aver alcun fondamento geopolitico logico, avrà in primis due effetti: abbassare il livello del torneo conclusivo, con l'entrata in lizza di compagini assai limitate sul piano della classe pura, e svuotare di significato la fase pre-eliminatoria: con 24 posti a disposizione sarà veramente difficile, per le grandi e per... le medie, fallire l'obiettivo. 
PIU' PARTITE, PIU' SOLDI - Non solo: quale formula adottare per la fase finale? Dopo il primo turno con sei gironi da quattro, quattro gruppi da tre come a Spagna '82, modalità usata solo in quella circostanza e poi accantonata (si pensava che squadre che giungevano già eliminate alla seconda gara potessero "svaccare" e dar via libera agli avversari, cosa che peraltro non accadde), oppure eliminazione diretta, con la necessità però di ripescare ben quattro terze classificate di un primo turno che, quindi, servirebbe a estromettere solo otto partecipanti su 24 (come si fece da Mexico '86 a USA '94)? Anche in questo caso, perché abbandonare un format che era intuitivo, semplice e di facile applicazione? Che domande: per moltiplicare le partite e quindi gli introiti da sponsor e, soprattutto, diritti tv... 

                                       La Germania: riuscirà finalmente a imporsi? 


LE "LEPRI" DI EURO 2012 - Ci sono, certo, motivi anche meno amari e più... sfiziosi per seguire la kermesse che si apre oggi pomeriggio con Polonia - Grecia. Perché sarà interessante vedere come reagiranno al peso schiacciante del pronostico le tre "lepri" designate. La Spagna pluridecorata è la stessa, grosso modo, della vittoriosa Coppa del Mondo: forse con un po' di fame in meno, sicuramente con due assenze pesantissime (Puyol e Villa) e tanti, tantissimi, forse troppi minuti nelle gambe, frutto di una stagione al solito usurante. Ma le potenzialità tecniche restano di prim'ordine, anche se in attacco dovrà affidarsi a un Fernando Torres che non è più, da tempo, quell'iradiddio ammirata a Euro 2008. Colossali sono anche le risorse di Olanda e, soprattutto, di una Germania che, in questa versione anni Duemila multietnica e giovanilistica, ha dimostrato di essere eterna piazzata o, se vogliamo, "perdente di successo". Ora però, a Ozil e compagnia gli sportivi tedeschi chiedono un trofeo che in fondo, dalle parti di Berlino, manca da ben sedici anni: troppi, per il sovrabbondante albo d'oro teutonico. Il precampionato ha proposto agli uomini di Low una caduta, per certi versi, anche più grave di quella dell'Italia con la Russia: un 3 a 5 con la Svizzera, che a Euro 2012 nemmeno ci sarà. Poi c'è stato il riscatto con Israele. 
ITALIA, POCHI TEST - Qui entriamo nel discorso sull'Italia: al contrario delle altre grandi (la Spagna campione ha giocato, e vinto, a ripetizione), gli azzurri hanno avuto un solo match a disposizione per testarsi. Troppo poco, ed è chiaro che se, come è accaduto, questo match poi ti va pure male, le incertezze e i dubbi diventano un pericolo da cui guardarsi, un nemico interno insidioso quanto gli avversari. C'è stata, certo, la tragica e imprevedibile fatalità del terremoto a far cancellare l'incontro col Lussemburgo, ma siamo sicuri che prima, o anche dopo, non si potesse organizzare qualcosa? Comunque del gruppo di Prandelli torneremo a parlare quando sarà il momento... 
LA FRANCIA E LE ALTRE - Il fronte europeo propone altri motivi d'interesse: due squadre uscite con le ossa rotte (Francia) o fortemente ridimensionate (Inghilterra) da Sudafrica 2010, riusciranno a riconquistare le posizioni perdute? Blanc ha rigenerato i transalpini, Benzema è caricato da una stagione di spessore, molto ci si aspetta dall'estroso Nasri. Gli inglesi hanno avuto un approccio discreto al torneo: due amichevoli vinte con Norvegia e Belgio, pur senza entusiasmare, ma sui difetti è meglio lavorare con la tranquillità garantita dai successi, che con l'inquietudine dei kappaò (vedasi discorso Italia...). Perso Lampard, uno dei fulcri della manovra, collante del gioco, e perso pure... Capello, che tuttavia, storia alla mano, non vale più di Hodgson, quanto a impatto con le fasi finali dei grandi tornei (il buon vecchio Roy guidò, e bene, la Svizzera al Mondiale del '94). Ancora: due delle eterne incompiute degli ultimi lustri, penso a Repubblica Ceca (che avrebbe meritato il titolo continentale nel 2004, ma incappò, dopo la Francia e prima del Portogallo, nella Grecia miracolata da Rehagel) e a Russia (quattro anni fa gioco scintillante e meritato terzo posto, poi il fallimento dell'operazione Sudafrica) riusciranno finalmente ad andare oltre le buone intenzioni? Il girone iniziale, il meno qualitativo in quanto confezionato su misura per i polacchi padroni di casa, autorizza per loro speranze in un cammino più che dignitoso. 

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