martedì 12 giugno 2012

DIARIO EUROPEO: FRANCIA E INGHILTERRA CALCOLATRICI, SCHERZANO COL FUOCO?

                                                 Benzema: esordio deludente

Francia e Inghilterra? Furbacchione di tre cotte. O, almeno, credono di esserlo. Con il facile alibi del caldo torrido di Donetsk, due delle grandi storiche del Vecchio Continente, teoriche protagoniste del big match più atteso di queste prime battute di Euro 2012 dopo Spagna - Italia, hanno inscenato una recita mortificante. Giocando (ma sarebbe più corretto dire: non giocando...) al risparmio fin dalle prime battute dell'incontro, si sono placidamente incamminate verso un risultato di parità che era, palesemente, bene accetto da entrambe.
TORNA IL TATTICISMO - Non una accelerazione, un'alzata di ritmo che sia durata il tempo necessario a far sperare in un cambiamento dell'inerzia dell'incontro. Erano anni che, in una competizione di tale livello, non si vedeva una gara del genere: pensavo che i tempi del tatticismo esasperato, del punticino che va bene a tutti, del "non danniamoci troppo l'anima, ché altri e più pesanti impegni ci attendono", fossero stati sepolti. Certo, si ricorda, e io stesso l'ho citato nel precedente post, il biscottone di Svezia e Danimarca del 2004, ma all'epoca vi fu perlomeno il tentativo, riuscito, di movimentare il quadro spettacolare, con un'altalena nel punteggio che portò allo scontato 2 a 2 finale. Francesi e inglesi, invece, non si sono nemmeno posti il problema: botta e risposta nel giro di pochi minuti sul finire del primo tempo, poi qualche velleitaria incursione, diciamo pure azioni "dimostrative", e tutti felici sotto la doccia. 
Intendiamoci: assolutamente nulla di illecito, ci mancherebbe, solo una questione di reciproca convenienza. Di partite così è piena la storia del calcio, ma, lo ripeto, mi ha colpito e sorpreso, perché è un costume di cui si era un po' perso lo stampo in questo primo scorcio di secolo, caratterizzato a tutte le latitudini, e anche da noi, da un football meno utilitaristico e calcolatore, e più teso a valorizzare il gusto per il bel gioco e per il divertimento. 
Fatto sta che, consentitemelo, Francia e Inghilterra hanno "sporcato" la storia di un confronto che ha regalato pagine di ben altro livello al grande libro del calcio mondiale. Ancora peggio fecero a Euro '92, in Svezia, con uno 0 a 0 inguardabile, ma, appunto, erano quelli i tempi in cui il tatticismo e la prudenza in questo sport avevano raggiunto quote parossistiche, tanto da indurre le federazioni internazionali a intervenire con alcune modifiche regolamentari tese a fermare il crollo spettacolare del pallone. 
CALCOLI GIUSTI? - Furbacchione, dicevo: in certe situazioni, per giustificare l'atteggiamento pavido e rinunciatario delle contendenti, si è soliti affermare che abbiano entrambe preferito risparmiare preziose energie, visti gli impegni molteplici e ravvicinati tipici di queste manifestazioni, decidendo di giocarsi la qualificazione contro le due Nazionali ritenute più deboli, nella fattispecie Ucraina e Svezia. Ma siamo sicuri che galletti e sudditi di Sua Maestà abbiano fatto bene i loro conti? A giudicare dai due incontri di apertura del gruppo D qualche dubbio è lecito averlo. Sia sulle elevate qualità delle due grandi, sia su quelle modeste delle altre contendenti. 
GALLETTI INOFFENSIVI - In realtà, la Francia avrebbe tutte le carte in regola per fare un cammino lungo e fruttuoso, se non proprio vincente fino in fondo. Il talento, la gioventù e l'esperienza internazionale non le mancano. E' sostanzialmente ancora ingiudicabile, perché contro gli inglesi non ha mostrato quasi nulla, se non una preoccupante evanescenza offensiva. E' piaciuto Debuchy, a suo agio nelle due fasi ma, soprattutto, estremamente ficcante nelle sue incursioni sulla fascia destra; più "trattenuto" e meno incline a concedersi licenze offensive Evra, dall'altra parte. Malouda si è limitato al compitino da fine dicitore del centrocampo, Ribery a qualche accelerazione e invenzione delle sue, alternate a una infinità di pause. Alla fine, e non posso dire che la cosa mi abbia sorpreso, il più continuo e incisivo è stato Nasri: a volte confusionario, ma sempre proteso a cercare la verticalità: suo, non a caso, il gol del pari. Benzema, il più atteso, ha invece girato rigorosamente alla larga dal cuore dell'area. 
INGHILTERRA CON POCA CLASSE - L'Inghilterra si è svelata un po' di più, perché più dei francesi ha cercato di fare la partita. Diciamo che non è stato un gran bel vedere. Nulla di drammatico, ma la nazionale coi tre leoni sul petto attraversa chiaramente una fase interlocutoria: orfana di alcuni pezzi da novanta che ne hanno fatto la storia recente (storia strombazzatissima a livello mediatico, ma mai vincente, giova ricordarlo), parlo di Lampard, Ferdinand e Crouch, si affida oggi a una serie di buoni calciatori nei quali, al momento, non si intravedono ancora le stimmate dei campioni veri. Johnson e Lescott hanno fatto il loro in difesa, appoggiando con proprietà l'attacco (e il centrale è pure andato a segno), nel mezzo Parker ha toccato diversi palloni senza tuttavia  mettere in mostra particolari doti di inventiva, Milner è parso arruffone ma almeno si è sfiancato e ha dato il suo apporto alla manovra offensiva (mancando però un gol clamoroso), in avanti Chamberlain è stato assente ingiustificato, mentre qualcosina in più, quanto a voglia di entrare nel vivo del gioco, ha fatto Welbeck, ma sempre poco. 
Gerrard, sontuoso playmaker a tutto campo, si è un po' perso d'animo, smarrendo efficacia,  nel predicare in un contesto così dimesso, mentre in avanti urge il ritorno di Rooney, ma anche quelli dell'ex enfant prodige Walcott e persino di Defoe. Tutto ciò, sorvolando sull'ormai annoso problema del portiere (si rimpiange Seaman, il che è tutto dire...), con Hart che fra i pali ha la mobilità di un gatto di marmo. Insomma, non c'è molto da stare allegri, anche se la sensazione è che Roy Hodgson possa trarre da questa squadra senza lampi qualcosa di più: si sono comunque viste solidità complessiva e un certo equilibrio tattico, che bastano forse per superare il turno, ma per sognare occorre fare un salto di qualità. 
RIECCO SHEVA! - Insomma, o le due big si sono ben nascoste, oppure stanno scherzando col fuoco. Perché, ad esempio, c'è un'Ucraina che ci crede. Non saranno dei mostri di tecnica, gli uomini di Blokhin, ma sono animati dal sacro fuoco patriottico (ricordate lo spirito con cui affrontò il "suo" Mondiale la Corea del Sud nel 2002, al netto delle spintarelle arbitrali? Ecco, qualcosa di simile...) e ben organizzati sul terreno di gioco. Contro la Svezia, hanno cercato di tenere il più possibile l'iniziativa, perché forse la loro forza è proprio l'offesa, non la difesa: lo dimostrano le tante occasioni concesse agli avversari, anche nel finale, quando una squadra forte e completa avrebbe saputo gestire il vantaggio sicuramente meglio. 
Ma prima di quei brividi, si era visto un team quasi commovente nel cercare la vittoria: Shevchenko, risorto improvvisamente a nuova vita agonistica, ha fatto pendere dalla parte dei locali l'ago della bilancia, prima con un fantastico stacco di testa in fulmineo e bruciante anticipo sul difensore, poi con un furba deviazione su corner a beffare addirittura Ibrahimovic, lasciato colpevolmente dai compagni di squadra a fare l'unica cosa che non deve e non sa, il controllore dell'uomo avversario più insidioso. Ma, dietro Sheva, ci sono stati un Tymoshchuk a pieno regime, impagabile nel far ripartire l'azione e nel suggerire, un Konoplyanka inesauribile in fase di spinta, un Voronin generosissimo nell'appoggiare l'attacco. 
IBRA SENZA RINFORZI - Dall'altra parte, lato Svezia, una manovra lacunosa, al punto che spesso ad impostare è stato chiamato Mellberg, difensore dai piedi buoni ma pur sempre difensore. A Rosenberg ed Elm sono riuscite poche incursioni, l'atteso Toivonen ha provato a tratti a giostrare persino da "punta de lanza" di brasiliana memoria, senza tuttavia trovare la giusta posizione ed estraniandosi alfine dal gioco. E Ibra? Ha fatto ciò che ha potuto, non sempre sorretto dai compagni. Un gol e un palo sono un bottino non disprezzabile, ma da uno come lui ci si attende una maggior presenza nei momenti topici del match. E' comunque una Svezia che ha discreta qualità, forse più degli ucraini, e che si erge di fronte alle due grandi designate come un ostacolo tutt'altro che arrendevole.  

1 commento:

  1. Ottimo articolo Carlo, davvero! Spettacolo abbastanza penoso, i calcoli si possono fare solo alla prima giornata in effetti ma la schiettezza con cui si sono accomodate su un pareggio ha urtato davvero molti appassionati. Auguro a Francia e Inghilterra di trovare sulla loro strada degli impegni molto gravosi da qui alla fine... posto che passano il turno!

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