mercoledì 20 giugno 2012

EURO 2012 - DIARIO EUROPEO: BILANCIO "RANDOM" DELLA PRIMA FASE



Considerazioni in totale libertà, e senza un ordine logico, sulla prima fase di Euro 2012, conclusasi ieri sera. 
LIVELLO DEL TORNEO - Valutare il livello qualitativo di tornei come questo non è impresa facile: occorre prendere in considerazione tanti parametri, non solo la piacevolezza delle partite, ma anche, ad esempio, l'evoluzione tattica, il quadro storico calcistico in cui la manifestazione si svolge, il lancio di rivelazioni e la capacità dei protagonisti più attesi di reggere la ribalta. Il  primo, parzialissimo giudizio parla di un Europeo medio - alto, senza picchi spettacolari e senza squadre che si siano espresse su standard fenomenali (un team di fenomeni c'è ed è la Spagna, ma ha incontrato gravi difficoltà con l'Italia e, in parte, con la Croazia, e più in generale ha fatto girare il motore al 70 per cento delle proprie potenzialità, che rimangono immense). 
Difficilmente ci si è annoiati nell'arco di un intero incontro, anzi, è accaduto una volta sola (durante l'orrido Francia - Inghilterra). I gol sono stati tre in più rispetto a quattro anni fa, ma meno in confronto ai tornei del 2004 e del 2000, però non ci sono stati pareggi a reti inviolate; tuttavia le segnature non possono rappresentare l'unico parametro di giudizio del valore di una competizione o di una singola gara: è stato molto più emozionante, per dire, assistere a Russia - Grecia che non a Spagna - Eire, quest'ultima quasi una partita  di allenamento per gli iberici, vista la disparità di forze in campo. 
PER L'ITALIA UN'INGHILTERRA "OPERAIA" - L'Italia, domenica prossima, troverà nei quarti l'Inghilterra. Ci fa piacere: ritorna finalmente un confronto storico del calcio mondiale, le sfide coi cuginetti francesi, con tutto il rispetto, avevano dato la nausea, per ripetitività recente. Non è una delle migliori edizioni della Nazionale coi tre leoni sul petto, ma ciò non deve indurre a eccessi di ottimismo: è una compagine, lo si può dire, a volte terribilmente brutta a vedersi (esclusi alcuni sprazzi nel match con la Svezia, allorquando, trovandosi sotto a due terzi di gara, ha avuto la necessità di accendere notevoli girandole offensive per scongiurare il rischio di una precoce eliminazione), e però terribilmente efficace. 
Compatta in fase difensiva, con "mister simpatia" Terry che ha scoperto in Lescott un compagno dallo stile scarno ma efficace ed utilissimo anche negli sganciamenti, abile e rapida a chiudersi a riccio di fronte alle folate avversarie. Operaia nella zona nevralgica, dove Gerrard canta e porta la croce (smarrendo a volte un po' di lucidità) e Milner ha trovato via via un buon rendimento, agendo soprattutto sul versante destro; l'attacco ha infine riavuto Rooney, fresco e riposato e quindi doppiamente pericoloso, può contare su di un Walcott sempre in rampa di lancio (mortifero contro gli scandinavi) e su giovani interessantissimi come il guizzante Welbeck e la torre Carroll. Insomma, dicendo 50 e 50 come possibilità di superare il turno non credo di far torto agli azzurri: Hodgson è in grado di far crescere ancora il suo gruppo.
SVEZIA CON ONORE - Ieri sera, bella lezione di cuore e professionalità da parte della Svezia: già eliminata, ha ritrovato quello spirito nordico (la cui "solidità" era stata compromessa dal biscottone del 2004: ci ritorneremo) onorando l'ultimo impegno oltre le più rosee aspettative. Ci sta che la Francia, già quasi sicura del passaggio, abbia voluto giocare al risparmio, ma i gialloblù nel secondo tempo son stati devastanti: tante salvifiche prodezze di Lloris, ottimo erede di Barthez, Wilhelmsson indiavolato, Ibra che sigla il gol più bello dell'Europeo, pressione continua e raddoppio a fil di sirena. Rimpianti grandissimi, anche se una squadra che attinge certi livelli di gioco e di intensità solo quando non ha più nulla da perdere è, con tutta evidenza, compagine dai grossi limiti caratteriali. Ma lascia comunque l'Ucraina a testa alta, e anche questo conta. 
GIOCARE IN CASA NON BASTA PIU' - A proposito di Ucraina: che il calcio sia cambiato lo si desume anche dalla sorte avversa che, da tempo, accompagna sovente le squadre di casa in queste manifestazioni, laddove, un tempo, ospitare il torneo era garanzia assoluta quantomeno di passare lo scoglio del girone iniziale. La prima caduta toccò al Belgio, nel 2000, fatto subito fuori dalla Turchia e dall'Italia nella sua Bruxelles; a Euro 2008 nessuna delle due anfitrione, Svizzera e Austria, riuscì ad andare oltre il primo turno, e la delusione fu grandissima soprattutto per gli elvetici, che si presentarono con una rosa di buon livello e "temprata" da un Mondiale, nel 2006, dall'esito tutto sommato felice in rapporto alle attese. 
Nel 2010, alla Coppa del Mondo, Sudafrica fuori immediatamente nonostante un brillante successo sulla Francia, e ora questo doppio fallimento polacco - ucraino. Recriminazioni soprattutto per gli uomini di Blokhin, protagonisti di un avvio bruciante con la Svezia, allorquando Shevchenko regalò probabilmente le ultime fiammeggianti prodezze della sua carriera ad alto livello, poi sprecona ma generosissima e sfortunata nella sfida decisiva con gli inglesi, giocata meglio degli avversari e persa, in definitiva, solo per una papera del portiere e per la vergognosa svista sul gol - non gol del pareggio (prima certi errori erano gravi, ora diventano semplicemente inaccettabili, per la presenza dei giudici di porta...). Ma elementi come lo stantuffo Gusev, il costruttore di gioco Garmash (discontinuo e dalla personalità ancora in sboccio, ma gran lavoratore nel mezzo), il travolgente Konoplyanka e il difensore Kacheridi andranno tenuti d'occhio anche dopo l'Europeo. 

                                             Shevchenko, fuoriclasse al tramonto

BASTA CON LE LEZIONI MORALI - Non c'è stato il biscotto e tutti a elogiare la correttezza della Spagna e della Croazia, quasi a cospargersi il capo di cenere. Fermo restando che è stata soprattutto la nostra stampa, e non il movimento calcistico italiano in sé, ad alimentare questa stucchevole polemica, mettiamo un paio di cose in chiaro. Si dice che l'Italia dovrebbe solo stare zitta, di fronte a certi argomenti, visto ciò che sta accadendo dalle nostre parti, ma: 1) Se si è parlato tanto di "biscotto" è perché noi lo abbiamo effettivamente subìto, nel 2004, e da parte di due Nazionali che venivano portate ad esempio di assoluta sportività e rigore morale; ergo, non erano paure prive di fondamento, ma derivanti da traumatiche esperienze passate; 2) In molti si dicono certi che l'Italia, al posto di Spagnoli e croati, la torta l'avrebbe confezionata eccome. Mah, io ricordo che, l'unica volta in tempi recenti in cui gli azzurri si sono trovati a poter gestire il destino degli altri, il loro comportamento è stato cristallino: a Euro 2000, nell'ultima gara del girone, avrebbero potuto dar via libera alla Svezia e consentirle di giocarsi la qualificazione con Belgio e Turchia, invece si impegnarono e vinsero. Insomma, non siamo santi, anzi, ma non attribuiamoci pure colpe che non abbiamo. 
POCO AZZURRO SUGLI SPALTI - Un tempo, per Europei e Mondiali, i tifosi italiani davano vita a memorabili trasferte oceaniche. Oggi non è più così, da tempo ormai negli stadi "neutri" siamo sempre in minoranza. La distanza dalla sede del torneo? Forse. La crisi economica? Probabilissimo, ma i croati che hanno riempito lo stadio di Poznan il giorno del confronto con noi stanno poi così bene, sul piano finanziario? In ogni caso, la giustificazione del portafogli è solidissima, ma c'è anche dell'altro, ossia un atteggiamento più distaccato e scettico nei confronti della nostra Nazionale, che spesso non riesce a riempire gli stadi nemmeno quando gioca partite importanti in Italia. Un segnale d'allarme gravissimo, da non sottovalutare: ritorno al provincialismo più deteriore (seguo la mia squadra del cuore, degli altri chi se ne frega) e dissenso verso una Federazione ormai palesemente non all'altezza dei propri gravosi compiti? 
RAI, DI TUTTO, DI MENO - Della gestione Rai di questi Europei si sta parlando in lungo e in largo, quindi evito di soffermarmici troppo. Ma va segnalato il "periodaccio" di Vincenzo D'Amico, che prima perde l'aereo e non può commentare Olanda - Danimarca, poi scambia il portiere inglese Hart col disastroso Green che difese la porta britannica a Sudafrica 2010, attribuendogli quindi colpe passate che non ha, e si vede costretto a scusarsi con gli spettatori nella telecronaca successiva, infine parla di "traiettoria ondeggiante del pallone" (smentito dalle immagini, e non poteva essere altrimenti) raccogliendo una certa qual ilarità da parte del collega al suo fianco. 
E che dire di Gianni Bezzi, che durante Francia - Ucraina apostrofa in diretta Collovati con un "Hey, fermo, che fai??", in quanto il multicrinito campione di Spagna '82, spostando il cellophane posto a protezione delle apparecchiature durante il precedente diluvio, gli stava facendo cadere il cronometro? Infine, standing ovation per Dossena, che si accontenta veramente di qualsiasi cosa: gli azzurri subiscono, commettono errori sesquipedali, vanno in sofferenza, ma lui esclama: "No, ma va bene, va bene così". Fino a quando Bruno Gentili, ormai esasperato, lo rimbrotta: "Insomma, mica tanto bene...". Mitici, continuate così... E intanto, mentre Fabrizio Failla continua a mangiarsi le parole, voglio spendere una parola di elogio autentico per la co - conduttrice (con Mario Mattioli) di "Mattina Europei" su Rai Sport 1: Valeria Ciardiello è fresca, disinvolta, piace per l'applicazione al compito e per il fatto di non dover per forza bamboleggiare per bucare il video. Curiosità: il suo nome non è citato nel comunicato di presentazione del palinsesto europeo emesso dall'ufficio stampa della Rai e leggibile qui: perché? 

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