sabato 23 giugno 2018

RUSSIA 2018: GERMANIA COL FIATONE, RILANCIA IL SUO MONDIALE A FIL DI SIRENA. MA PER LOW ANCORA TANTI PROBLEMI...


Il successo sulla Svezia, in extremis e fortunoso il giusto, non cancella un'impressione piuttosto nitida: mai vista la Germania così in difficoltà nella prima fase di un Mondiale. Ci sono stati momenti duri, in passato, ma perfino un ko epocale come quello con l'Algeria nell'82 (la "Corea" dei tedeschi) venne assorbito con maggior disinvoltura. Questa sera, gli uomini di Low sono stati a lungo sull'orlo del baratro: e lo sono stati contro la Svezia, una compagine di cui, ahinoi, conosciamo fin troppo bene i pochi pregi e i molti difetti. E già: mai così vicina a una clamorosa eliminazione al primo turno, la Mannschaft; l'aver superato in quel modo un'impasse quasi fatale dovrebbe darle la carica sufficiente a battere con chiaro margine la Corea del Sud e approdare agli ottavi, ma occhio, perché la situazione nel girone F è molto fluida e, ad esempio, non è da escludersi un arrivo in tre a sei punti, con l'entrata in gioco dei vari coefficienti di spareggio, differenza reti et similia. 
GERMANIA SENZA EQUILIBRIO - Dopodiché, i problemi restano e andranno risolti. Strani davvero, questi campioni del mondo: sorprendentemente impacciati quando si tratta di equilibrare fase di offesa e di difesa, ciò che era stato uno dei loro punti di forza nella vittoriosa campagna brasiliana, facendone un complesso ai limiti della perfezione. La Germania con le quattro stelle, oggi, è in grado di elaborare manovre d'attacco belle a vedersi ma anche terribilmente incisive, come di prestare ripetutamente il fianco alle sciabolate in contropiede di avversari tecnicamente appena sufficienti: la classica, e nefasta, coperta corta. In tal senso, il canovaccio del match di Sochi è stato piuttosto elementare: ci si attendeva la partenza a razzo di Kroos e compagni e c'è stata. Casomai non era prevedibile che gli scandinavi si facessero così sollecitamente schiacciare verso la propria area. In quei primi minuti, sembrava davvero la partita di un gatto contro il topo, con l'illusione che il bunker gialloblù potesse cedere in breve tempo. Ma la Germania, oltre ad aver perso la sua storica compattezza, è anche assai più prodiga in avanti di quanto lo fosse quattro anni fa (cioè molto poco, se pensiamo che contro il Brasile concretizzò quasi tutte le occasioni create), e non è riuscita a cogliere da quel fiammeggiante avvio  il frutto di un gol anche meritato. 
L'OMBRA DI UN RIGORE E UN VANTAGGIO GIUSTO - L'assedio è durato poco: con l'avanzare dei minuti, ecco quasi una replica del match col Messico, solo coi tedeschi un po' più vivi e con il rivale di turno ancor più chiuso a doppia mandata. Ma il gioco dei detentori era accompagnato da scarsa lucidità, e la loro voglia di strafare consentiva alla Svezia di galoppare attraverso spazi insperati in fase di ripartenza. Su una di queste scorribande, Berg ha probabilmente subìto fallo da rigore in area, e col senno di poi possiamo ben dire che l'episodio abbia avuto un suo peso nell'andamento del match. Il gol di Toivonen prima del riposo, delizioso (e fortunato) pallonetto a scavalcare Neuer, era in fondo un giusto premio, per una Nazionale che aveva resistito alla tempesta iniziale prendendo poi le misure ai dirimpettai e sfruttandone il quasi inesistente filtro davanti alla terza linea. 
ALLA LUNGA, I LIMITI DELLA SVEZIA - Nella ripresa, stessa prevedibile sceneggiatura, solo che questa volta l'iniziale assalto all'arma bianca consentiva a Reus di trovare, sotto misura, la rete del pari. Qui sono emersi i limiti della Svezia: che ha una sola idea di gioco, ben precisa, rigida, dalla quale non deroga mai, e poi vada come vada. Contro l'Italia, nell'autunno scorso, le era andata bene, e lo avevo scritto qui sul blog, forse l'unico sulla Penisola a parlare di risultato almeno in parte bugiardo a proposito di quello sciagurato playoff: persino quel team azzurro, così in ambasce e così male assemblato da Ventura, aveva avuto una serie notevole di palle gol per sistemare la questione a Milano, dopo aver sfiorato il pari anche a Solna (legno di Darmian) nonostante una prova assolutamente grigia e incolore.
Il giochetto stava riuscendo in maniera eccellente anche contro i... tetracampioni, ma quando si ha una squadra così povera di classe internazionale e tatticamente all'abc, il rischio è sempre dietro l'angolo: il rischio di non sapere approfittare del momento delicato di un avversario a un passo dal ko, mancando il raddoppio con Berg (testa e deviazione di Neuer), di non sfruttare adeguatamente gli spazi creati dalla superiorità numerica per l'espulsione di Boateng, e di commettere ingenuità come quel fallo sul lato sinistro dell'area all'ultimo minuto di recupero. Poteva essere una sentenza, se si dispone di tiratori come Kroos, e lo è stata. 
IRRIDUCIBILITA', FRA MERITO E FORTUNA - Certo, la Germania aveva avuto l'opportunità di passare anche prima, pensando al palo di Brandt (eccellente nelle vesti di subentrante: era andato vicino al colpaccio anche contro il Messico), alla paratona di Olsen sull'inzuccata dell'anziano Gomez a colpo sicuro, e a un erroraccio dello stesso Gomez quasi a porta vuota, ma, dal basso della sua ridotta caratura, la Svezia aveva fatto la partita perfetta, chiudendo gli spazi e tenendo costantemente in allerta i difensori avversari, fin quando le risorse fisiche l'hanno sorretta (battersi costantemente in trincea è dispendiosissimo, a gioco lungo). E torniamo al punto di partenza: parlare di successo un tantino fortunoso, visto quando e come è arrivato, non vuol dire che i vincitori abbiano rubato qualcosa. Sono stati "irriducibili", come si dice così spesso dei tedeschi e molto più raramente di altre Nazionali che pure lo meriterebbero (come dimenticare gli acidi riferimenti al "culo di Sacchi" di molti giornalisti nostrani, ai tempi in cui gli azzurri risolsero un paio di gare di USA '94 agli ultimi giri di cronometro?). 
PER LOW TANTI NODI DA SCIOGLIERE - Sarebbe stato sorprendente il contrario, del resto: che il carattere e lo spirito di reazione non manchino ai pedatori teutonici è cosa arcinota, così come è noto che il gruppo di Low possa esprimere un calcio enormemente migliore di quello visto stasera. E' stata una vittoria "di nervi", di cuore oltre l'ostacolo, ma troppi ingranaggi ancora non girano in un meccanismo che pare parzialmente inceppato: dove sono le alzate di ingegno di Thomas Mueller dalla trequarti in su, dov'è l'efficacia di Timo Werner, dove sono la continuità e il raziocinio del fenomeno Kroos nel reggere le fila della manovra? E siamo sicuri che l'estro intermittente di Ozil non possa tornare utile alla causa? La squadra ha problemi in tutti i reparti: più ballerina in difesa, meno attenta nella copertura al centro, ancora in cerca di una formula giusta per l'attacco. Ma poter affrontare questi nodi sulle ali di una vittoria, accompagnata oltretutto da un pathos al diapason, è sempre la miglior medicina. Ciò non toglie che mercoledì Germania - Sudcorea e Messico - Svezia ci regaleranno un finale thrilling, per un raggruppamento in cui, asiatici a parte, nessuno è perduto e nessuno è già al traguardo. 

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