giovedì 14 giugno 2018

VERSO SANREMO 2019: SARA' ANCORA BAGLIONI IL DIRETTORE ARTISTICO, MA QUALCOSA DOVRA' CAMBIARE NELLA SCELTA DELLE CANZONI

                                        Baglioni: confermatissimo per Sanremo 2019

Anche Sanremo 2019 sarà targato Baglioni. La notizia era nell'aria da settimane, ma la conferma ufficiale è giunta oggi, per bocca del direttore generale della Rai Mario Orfeo. Dal punto di vista televisivo, il bis è una scelta ineccepibile: l'ultima edizione del Festivalone è stata un indiscutibile successo, ottenendo favori pressoché unanimi sia da parte dei telespettatori (con risultati di audience eccellenti) sia da parte della critica. E si è trattato in effetti di uno spettacolo gradevole, ben confezionato, con presentatori impeccabili (Hunziker e Favino) e con la musica italiana al centro dell'attenzione come raramente in passato, grazie ai "tre cast paralleli", come li definii sul blog: cantanti in concorso, artisti nostrani ospiti e i "duettanti" coi Big.
Il discorso cambia decisamente se spostiamo l'attenzione su quello che è stato a lungo, e che dovrebbe essere ancora oggi, l'obiettivo primario della kermesse: lanciare canzoni in grado di scalare le classifiche di vendita (e di download, da qualche anno a questa parte). 
2018: VENDITE NON ALL'ALTEZZA - Ebbene, da questo punto di vista Sanremo 2018 non ha centrato il bersaglio. Non si può parlare di fallimento su tutta la linea, ma di grossa delusione senz'altro sì: nessun album degli artisti in concorso ha al momento ottenuto la certificazione-disco di platino, traguardo conquistato soltanto dai singoli di Annalisa, di Ultimo, della coppia di vincitori Meta - Moro e della rivelazione Stato Sociale, a proposito della quale qualcuno aveva azzardato la possibilità che si concretasse un exploit in stile Gabbani, cosa che invece non è successa, anche se "Una vita in vacanza" rimane tuttora la canzone che maggiormente si ricorda, fra quelle in gara nella kermesse di febbraio. Niente platino nemmeno per la classica compilation, che pure, come al solito, ha stazionato a lungo al primo posto della classifica dedicata. 
CAST SENZA PRESA SUL MERCATO - Qualcosa non ha funzionato, insomma. Premetto che, personalmente, ritengo incomprensibile e ingiusto lo scarso successo decretato dal pubblico a molti dei prodotti rivieraschi. Riconfermo il parere espresso a caldo, subito dopo la conclusione della manifestazione: il livello della proposta musicale, con particolare riferimento ai Big, è stato più che buono. Certo, scegliendo Baglioni come direttore artistico non era difficile prevedere dove si sarebbe andati a parare: si prospettava un Festival con una buona quota di opere di taglio autoriale, più raffinate e sofisticate sul piano della ricercatezza compositiva e degli arrangiamenti, a discapito di un pop prettamente commerciale che era invece stato privilegiato dal predecessore Carlo Conti. Una scelta di campo netta, quella del cantautore romano, coraggiosa ma gravida di rischi: e in effetti, una volta reso noto il listone del partecipanti, era apparso chiaro che l'incidenza sul mercato dei pezzi sanremesi difficilmente avrebbe potuto raggiungere quote d'eccellenza. 
BUONE PROPOSTE RIMASTE AL PALO - Le proposte, lo ripeto, erano di buona grana, e spiace che gran parte del pubblico di fruitori di musica non abbia apprezzato e... acquistato le canzoni di Gazzè, del trio Vanoni - Bungaro - Pacifico, del Dalla postumo cantato dal suo pupillo Ron, per non parlare dell'audace ballata in romanesco di Barbarossa (che riprendeva e attualizzava una tradizione folkloristica di grande peso storico), del melodico inno al femminile di Nina Zilli, e dell'incalzante brano di Diodato e Roy Paci. A proposito di Diodato, c'è stato forse un errore strategico, perché il giovane cantautore si è presentato all'Ariston senza avere pronto un album di inediti che da quella vastissima platea avrebbe potuto trarre notevole linfa, e accelerarne una consacrazione che invece è ancora di là da venire. Una grande occasione perduta.
IL SUCCESSO DI ULTIMO, I KOLORS NON DECOLLANO - Spiace per questa "astensione" degli acquirenti, si diceva, ma la cosa non sorprende: a parte Gazzè, i nomi prima citati non sono da tempo, o non sono mai stati, grandi venditori di dischi, improbabile lo divenissero in questi mesi, in un mercato dominato o da campioni storici e inattaccabili (Pausini, Ferro, ecc.), o da ragazzini in buona parte usciti da "Amici" e altri talent, o da tanti, troppi esponenti della galassia hip hop, rap, trap, i cui prodotti sono spesso di qualità discutibile ma che sembrano aver trovato il registro giusto per entrare nel cuore dei ragazzi di oggi. Non è un caso che a uscire di gran lunga vincitore, sul piano commerciale, da Sanremo 2018, sia stato Ultimo, un emergente che fa pop - rap all'acqua di rose ma ha una buona scrittura e notevole presenza scenica; e non è casuale nemmeno che le uniche certificazioni platino, gira che ti rigira, le abbiano portate a casa i big più vicini all'universo giovanile, ai sound e ai testi contemporanei, ossia Meta e Moro, Annalisa e Lo Stato Sociale. Anche in questo caso si nota però una contraddizione: uno dei brani più orecchiabili e martellanti della kermesse,. "Frida" dei Kolors, ha reso largamente al di sotto delle aspettative. 
PER IL FUTURO, CAST PIU' "COMMERCIALI" E PIU' VICINI AI GIOVANI - Torniamo a bomba. Il rinnovo della fiducia a Baglioni era quasi inevitabile: il successo (successo televisivo, lo ripetiamo) della recente edizione, e il lungo travaglio dell'anno scorso prima di trovare un direttore artistico che potesse sostituire degnamente Conti, sconsigliavano la Rai di avventurarsi su strade nuove e inesplorate. Per cambiare e sperimentare c'è sempre tempo, e farlo quando non ce n'è troppo bisogno è un rischio inutile: Sanremo scoppia di salute ormai da una decina d'anni (l'unico momento di crisi è stato ai tempi del Fazio quater, 2014), in questo momento ha solo bisogno di piccoli aggiustamenti di rotta. Questo è il compito principale che attende il buon Claudio: una linea artistica che coniughi pregevolezza musicale ed easy listening, "radiofonicità" delle canzoni scelte. Si può benissimo comporre, in questo senso, un cast più equilibrato di quello messo in piedi quest'anno, cartellone che aveva, come detto, caratteristiche ben precise, tali da tenerlo lontano dal mercato. 
Aprire le porte al rap? Forse almeno un paio di caselle dovrebbero essere occupate da questi imprevedibili campioni delle chart, ma non è tanto un problema di nomi, quanto di generi canori rappresentati all'Ariston. In questo senso dovranno cambiare delle cose, ma non è detto che ci si fermi qui. L'anno scorso Baglioni fu catapultato sul ponte di comando con un certo ritardo, ebbe poco tempo per lavorare al progetto e stilò un regolamento che aveva solo un paio di novità significative rispetto a quello dell'era Conti (niente eliminazioni per nessun cantante in gara, e allungamento della durata massima dei brani). Improbabile, ma possibile che quest'anno voglia studiare qualche modifica più radicale del format del concorso, anche se la classica distinzione fra Giovani e Big ormai da tempo si sta dimostrando di gran lunga la più funzionale alla riuscita della kermesse. 
SERVE UNA DIVERSA FORMULA DI SPETTACOLO - Più probabile, e auspicabile, un cambiamento della struttura dell'evento - Sanremo: se l'anno scorso si puntò tutto sulla musica di casa nostra, quest'anno si potrebbe dare un taglio più internazionale alla rassegna; se l'anno scorso il direttore si era più volte preso la scena proponendo i suoi memorabili cavalli di battaglia, nel 2019 non sarà facile ripetere un'operazione del genere: nonostante la vastità del suo repertorio, i veri evergreen, quelli che tutti gli italiani hanno ascoltato almeno una volta nella vita, se li è "giocati" nello show di pochi mesi fa: non so se proporre canzoni pur fascinose come "Gagarin", "Solo", "Io sono qui" o "Cuore d'aliante" coinvolgerebbe ugualmente la platea. Dunque, una nuova formula di spettacolo, e possibilmente con interpreti nuovi: perché nelle settimane scorse è girata voce di una riconferma in blocco del gruppo 2018 (Baglioni - Hunziker - Savino), ma sarebbe un azzardo assoluto: in tempi recenti, è accaduto solo nel 2013 e nel 2014, col doppio Sanremo di Fazio - Littizzetto e col conseguente buco nell'acqua dell'Auditel. C'è bisogno di volti nuovi, che non sono tanti ma non mancano. Tre nomi per tutti: Amadeus, Federico Russo e Serena Rossi. 

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