domenica 27 maggio 2012

EUROVISION SONG CONTEST 2012: ANALISI CRITICA (2)



Sul resto, davvero poco da dire: certo è difficile non cedere al ritmo stile "dance di Alexia" della proposta cipriota ("La la love" di Ivi Adamou), che in fin dei conti ci fa riscoprire il fascino di certi tormentoni estivi di cui, purtroppo, dalle nostre parti si è perso lo stampo; in tal senso va tutto sommato salvata anche "This is the night" del maltese Kurt Calleja, benché più di "grana grossa". Non originalissima, ma comunque apprezzabile e sostenuta da una voce possente, "Be my guest" dell'ucraina Gaitana, che chiaramente ammicca furbescamente all'Europeo di calcio ormai prossimo, con gli anfitrioni del torneo, gli ucraini appunto, che hanno molto da farsi perdonare e devono così dare fondo a ogni tipo di captatio benevolentiae, sfruttando anche la musica commerciale e la vasta platea eurovisiva. 
LA VINCITRICE E LA GRANDE DELUSIONE - In questa categoria di proposte "medie" si può senza'altro iscrivere anche la vincitrice, la svedese Loreen con "Euphoria": nulla di particolarmente disdicevole, ma nemmeno di trascendentale, ripresa di atmosfere "Titanic" (con echi di "My heart will go on") impreziosite da ampie digressioni dance. Prodotto ben confezionato ma, lo ripeto, non al punto da giustificare una votazione "bulgara" come quella vista questa notte...


                          La svedese Loreen, trionfatrice oltre i propri meriti

Forse non era la favorita numero uno, ma era il nome più atteso: tuttavia la rappresentante francese Anggun, qualche anno fa popolarissima pure da noi (chi non ricorda l'eterea eppure trascinante "Snow on the Sahara"?), ha deluso: lei ha messo tutto il suo talento, la sua energia, la sua intatta sensualità, ma il brano, pop standardizzato, è banalotto e non decolla immediatamente. Da un'artista così sofisticata e mai scontata ci si attendeva qualcosa di più di questa "Echo" leggerina assai. 

                          "La la love" di Iva Adamou: diventerà un tormentone? 

TRASH A PIENE MANI - Il panorama trash, come detto, è strabordante: difficile scegliere fra il lituano Donny Montell, che ha proposto una dimenticabile canzone neomelodica con reminiscenze in stile "Nino D'Angelo" (!), esibendosi inizialmente bendato per meglio far comprendere a chi non mastica l'inglese la sua "Love me blind" (!!),  e l'estone Ott Lepland, che con "Kuula" ha rimasticato vecchie melodie già sentite e risentite fra la fine dei Settanta e i primi Ottanta (mi è persino parso di captare echi del compianto Enzo Malepasso, "Amore mio", Sanremo 1981...). Oppure fra l'urlante albanese Rona Nishilu ("Suus") e gli inguardabili irlandesi Jedward con "Waterline", roba costruita in provetta con suoni plastificati per ragazzini senza gusto musicale. O, ancora, fra la greca Eleftheria Eleftheriou con "Aphrodisiac", nulla più che un Ricky Martin in gonnella (beh, gonnella si fa per dire, di "stoffa" ce n'era poca, in tutti i sensi...) sia nelle movenze sia nella proposta musicale, un pop dance senza un minimo guizzo di fantasia, e il turco Can Bonomo ("Love me back"), con un pezzo sciapo e poco originale, che strizza l'occhio a sonorità etniche contaminandole però con un gusto trash "esaltato" da una coreografia al limite del sopportabile. E, per quanto riguarda le nonnine russe, le Buranovskiye Babushki e la loro "Party for everybody", è la classica concessione al demenziale che spesso trova ospitalità in queste rassegne canore (ma a Sanremo accadeva con grande frequenza fino agli anni Novanta, poi si è un po' persa l'abitudine), bizzarrie che vanno accolte con simpatia quando però non vengono esaltate al rango di canzoni in grado di puntare al bersaglio grosso, nel qual caso è giusto che la benevolenza lasci spazio all'indignazione.

                          Eleftheria Eleftheriou: sensualità e poco altro

PRESENTAZIONE SNELLA - Cosa salvare, allora, di questo baraccone spesso sconfinante nel cattivo gusto? Beh, non può non suscitare ammirazione l'oceanica partecipazione emotiva, il grande entusiasmo popolare che (non in tutti i Paesi, va detto) accompagna questa kermesse. Un patrimonio che rappresenta la base fondante del successo dell'evento. Di positivo, rispetto agli schemi ormai consolidati del Festivalone nostrano, l'Esc propone inoltre uno stile di presentazione fin troppo asciutto, scarno, ridotto all'osso: è, cioè, una rassegna canora tout court, non uno spettacolo di arte varia con gli anchorman che assurgono al ruolo di protagonisti, con ospitate assortite di attori, atleti, nani e ballerine, gente che con la musica c'entra come i cavoli a merenda e che ruba spazio ai cantanti. 
Una volta Sanremo era più o meno così (forse un po' meno rigoroso, ma la sostanza era quella) e con tale formula ha raggiunto il successo internazionale. Il vero, grande atto di coraggio della nuova direzione artistica sarebbe tentare di tornare, almeno gradualmente, a quella struttura spettacolare (ovviamente modellata secondo le esigenze televisive di oggi). Il pubblico non l'accetterebbe più? Secondo me, il pubblico dell'era della comunicazione è estremamente condizionabile e plasmabile: per anni gli è stato offerto un Sanremo in salsa televisiva, con poca musica e tanti elementi extra, e se l'è fatto piacere, dopo aver accettato con entusiasmo, nei decenni precedenti, il semplice format "Sanremo concorso canoro". Così come, del resto, per anni gli si è offerto (e in parte gli si sta tuttora offrendo) un trashume televisivo che è roba da Medioevo, roba però che ha fatto registrare indici d'ascolto record. Tutto sta nel riabituare l'utente al "bello": i primi tempi potranno essere difficili, di sbandamento per chi propone e per chi fruisce il prodotto, ma alla lunga credo che il cambio di direzione possa pagare. 
PERCHE' L'ITALIA DEVE RESTARE NELL'ESC - Tornando all'Eurovision Song Contest, va detto che Baudo non aveva tutti i torti: qualche anno fa il Pippo nazionale, rispondendo in un dibattito tv a un giornalista tedesco, il quale asseriva che all'estero Sanremo gode di ben poca considerazione, affermò, con malcelato sarcasmo, che i tedeschi preferiscono sollazzarsi con "l'Eurofestival", alludendo in maniera non troppo velata al basso livello musicale di questa manifestazione. Il grande presentatore siciliano aveva sostanzialmente ragione, anche se, si sa, non era stata la modesta qualità della kermesse il motivo dell'abbandono dell'evento da parte della Rai. Così come, adesso, sarebbe folle allontanarsene di nuovo: all'Esc bisogna esserci, magari "turandosi il naso", come diceva Montanelli a proposito del votare DC: piaccia o no, è una platea internazionale sconfinata, che può dare celebrità e una spinta commerciale formidabile a chi vi partecipa. Questa deve essere, secondo me, la chiave di lettura del cantante e del suo entourage, la stessa chiave che propongo da anni per il nostro Sanremo: guai a dare troppa importanza alle classifiche, condizionate da troppi fattori, troppe variabili. L'importanza di tali eventi risiede nel passaggio televisivo, nella possibilità di proporre le proprie opere a un pubblico quantitativamente enorme. L'effetto "vetrina", insomma. 
RASSEGNA DA CAMBIARE - E' però anche vero che gli organizzatori dell'Esc non devono considerare la loro creatura un totem immutabile nei suoi capisaldi, come invece mi è parso di capire da "profano": intervenire sulle giurie e sui metodi di votazione mi sembrerebbe cosa indilazionabile, visti i risultati, così come dare un certo "imprinting" di maggior rigore ai metodi di scelta dei brani adottati da alcuni Stati, pur nel rispetto della tradizione e dell'autonomia decisionale degli stessi. Ne va della qualità e della credibilità della manifestazione: perché se il successo popolare e televisivo è innegabile, è altresì vero, e in Italia lo sappiamo bene, che audience alle stelle non sempre coincide con livello alto del prodotto. (2 - Fine). 

4 commenti:

  1. ciao Carlo, ammetto con candore di non averlo visto, se non tardi, di ritorno a casa, facendo zapping in tv (forse stavo leggendo il televideo e l'ho sentito distrattamente in sottofondo). Ci credi che non l'ho mai apprezzato sino in fondo? Ricordo però che una volta partecipavano solo i vincitori di Sanremo o sbaglio? Il quadro che ne fai tu è desolante e non ho motivo per non credere a ciò che scrivi.. un vero festival europeo dovrebbe però essere rappresentato dai migliori, e parlo anche a livello internazionale.. ma chi si metterebbe davvero in gioco? alla fine ciò che ne consegue è una gara che davvero non ha nulla da dire, da presentare o da divulgare, perchè pezzi come quelli che hai descritto non incideranno minimamente a livello musicale, figuriamoci culturale.. comunque, tu da esperto musicale e legato alla tradizione sanremese, sempre vista con il tuo occhio dell'appassionato e critico, hai fatto bene a tracciare un parallelo con la nostra tanto bistrattata kermesse e non mi stupisco certo se questo ha contribuito a far innalzare il livello italiano

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    1. Ciao Gianni, mah, diciamo che soprattutto nei primi anni partecipavano i vincitori di Sanremo, successivamente sono stati mandati brani non in gara al Festivalone (con la sola eccezione di "Fiumi di parole" nel '97, fra l'altro con ottimo quarto posto finale). L'Italia si è spesso fatta onore con pezzi di gran pregio, ovviamente snobbati dalle giurie, penso alla magnifica "I treni di Tozeur" di Alice - Battiato.
      Condivido ciò che hai scritto, anche se da certe manifestazioni "popolari", lo stesso Sanremo insegna, è difficile aspettarsi una fedele rappresentatività del meglio della produzione del momento. Basterebbe anche solo un livello di proposta musicale come quello della nostra kermesse, che soprattutto nell'ultimo quadriennio mi pare essersi allineata ai gusti e alle tendenze musicali contemporanee. Le giurie eurovisive, invece, sarebbero da ripensare totalmente, ma dubito che verrà fatto.

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  2. Io invece credo che l'Eurovision dovrebbe lanciare dei giovani più che mandare cantanti già famosi anche perchè solitamente non hanno molta fortuna (i Blue nel 2011 e Anggun quest'anno). Io personalmente preferisco l'Eurovision a Sanremo perchè credo sia un vero concorso canoro e non un varietà,come ormai è diventato il nostro Festival. Anche se hanno fatto scelte sbagliate io non condannerei le giurie anche perchè il nostro 9° posto è merito loro (l'Italia era 4° per le giurie e 17° per il televoto). Comunque la vittoria svedese era davvero una tra le più scontate di sempre però,sapendo quanto la Svezia ami l'Eurovision,spero che il prossimo anno lo spettacolo sia migliore di quello a Baku.

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    1. Ti do assolutamente ragione sulla struttura dell'ESC come vero concorso canoro, senza fronzoli inutili: così, più o meno, era una volta Sanremo, e all'epoca era davvero meglio. Per il resto credo che il problema non sia tanto di cantanti giovani o meno giovani, debuttanti o affermati (anche se in effetti Anggun ha deluso), quanto di qualità dei pezzi e di loro originalità.
      Grazie per la visita, e torna presto a trovarmi!

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