martedì 29 maggio 2012

27 ANNI FA LA STRAGE DELL'HEYSEL (1)

                                        
Ventisette anni fa, 29 maggio 1985, la strage dell'Heysel. Non è una ricorrenza "numericamente" significativa, come potrebbe esserlo un ventennale o un trentennale, ma tengo comunque a ricordarla, perché la sensazione (non solo mia, posso assicurarlo) è che su quel tremendo evento sia stato calato un velo di ingiusto oblio, che troppe persone e troppe istituzioni, dopo lo sdegno delle prime settimane, abbiano voluto rimuovere il tutto. Troppo ingombrante quella tragedia, nella sua assurda enormità: eppure, la si dovrebbe tenere ancora oggi come perenne punto di riferimento e monito, una ideale linea di demarcazione oltrepassata la quale, per un calcio già malato, esiste solo l'annientamento. Dell'Heysel e di quella sera maledetta vorrei, in questa sede, dare una lettura un po' diversa dalle solite, un po' più fredda e analitica. Non necessariamente migliore e più completa, ci mancherebbe. Solo "diversa". 
LO STADIO -  Contrariamente a quanto si crede oggi, la scelta dell'Heysel Stadium di Bruxelles come sede della finale di Coppa Campioni 1984/85 tra Juventus e Liverpool non suscitò, lì per lì, grossissime polemiche. Che io sappia solo Piero Dardanello, direttore dell'allora autorevole Tuttosport, ebbe modo di esprimere il proprio dissenso, ma i dubbi erano più che altro legati alla capienza dell'impianto, che per "la partita dell'anno" venne stabilita in 58mila spettatori: non certo bassa, ma sicuramente insufficiente per un match attesissimo, che aveva fatto registrare centinaia di migliaia di richieste di tagliandi (Juve e Liverpool erano considerate, pressoché unanimemente, le due squadre europee più forti del periodo, e già fin dai sorteggi estivi del torneo in molti avevano scommesso che sarebbero state proprio loro ad arrivare in fondo alla competizione). 
Inoltre va detto che lo stadio Heysel è stato per molti anni, ed era ancora in quel 1985, uno degli impianti "preferiti" dall'Uefa, uno di quelli maggiormente utilizzati per ospitare finali internazionali. Nel dettaglio, era già stato sede delle finalissime di Coppa Campioni del '58, del '66 e del '74 (quest'ultima doppia, in quanto dopo il pareggio nella prima gara il regolamento dell'epoca prevedeva la ripetizione del match, e così avvenne fra Bayern Monaco e Atletico Madrid), di altrettante di Coppa Coppe (1964, 1976 e 1980) e di una di Coppa Uefa  (l'andata del 1983 fra Anderlecht e Benfica). Vi si disputò anche l'atto conclusivo dell'Europeo per nazioni del '72, fra Germania Ovest e URSS. Era, infine, il principale teatro delle sfide ufficiali della Nazionale belga (meno di un mese prima del fatidico 29 maggio vi si era giocata Belgio - Polonia, per le qualificazioni mondiali).  
Insomma, una struttura utilizzatissima, anche in epoche di pochissimo anteriori alla data fissata per l'attesa sfida fra Reds e bianconeri. "Esternamente" poteva dunque apparire una scelta plausibile, e tuttavia, nei sei mesi che separarono la designazione della sede (avvenuta nel novembre '84) dalla disputa del match, chi di dovere avrebbe avuto tutto il tempo per effettuare gli opportuni controlli e rendersi conto dello stato dell'impianto, assolutamente non all'altezza di ospitare l'evento calcistico "del secolo" (venne definito proprio così, come è stato fatto spesso, prima e dopo, per tante altre partite, e quasi sempre a sproposito). 

                                 Panoramica dell'Heysel poche ore prima della tragedia

CURVE FATISCENTI - L'Heysel, già Stade du Centenaire, era stato costruito alla fine degli anni Venti per essere inaugurato nel 1930. All'epoca dei fatti qui ricordati aveva dunque quasi sessant'anni. Nel corso del tempo era stato sottoposto a diversi ritocchi, dalla copertura della tribuna opposta a quella centrale, in origine non presente, all'installazione di un gigantesco tabellone elettronico, passato grottescamente alla storia perché la sera della carneficina, mentre gli hooligans caricavano e la gente moriva, continuava a trasmettere messaggi di benvenuto agli spettatori, e raccomandazioni sui comportamenti da tenere per un tranquillo svolgimento della manifestazione sportiva... 
Gli ultimi interventi di restyling corposi pare risalissero alla seconda metà degli anni Settanta. Nel 1985 l'Heysel era uno stadio... squilibrato, quanto a confortevolezza e stato di conservazione: tutto sommato abbastanza funzionali e in condizioni accettabili le due tribune con posti a sedere, del tutto vetuste e arretrate le due larghissime e capientissime curve, Nord e Sud, infossate in un terrapieno, con gradoni in cemento usurato, tanto da poter essere facilmente asportato (e difatti i teppisti di Liverpool usarono i frammenti delle scalee come armi improprie, nel loro assalto agli juventini): settori accessibili da poche e strette porticine, e con vie di fuga quasi inesistenti. 
Ecco, questo è il punto: un tale stato di cose, trascuratezza e fatiscenza, non sarebbe dovuto né potuto sfuggire agli organizzatori dell'evento e ai responsabili dell'ordine pubblico. E se magari era tardi per operare  uno spostamento di sede (la scelta ideale sarebbe stata rappresentata dal modernissimo Olympiastadion di Monaco di Baviera, più capiente, a metà strada fra Italia e Inghilterra), occorreva trarne le conseguenze per allestire un sistema di sicurezza e di prevenzione incidenti a prova di bomba. E' vero che all'epoca i parametri erano meno restrittivi di oggi (posti in piedi e "portoghesi" a go go), ma c'erano stati dei precedenti freschissimi a dover indurre alla massima cautela. 
PRECEDENTI PERICOLOSI - Le prime avvisaglie di teppismo inglese in continente si ebbero nel 1974, quando la finale di ritorno di Uefa fra Feyenoord e Tottenham, a Rotterdam, fu funestata da violenti incidenti causati sugli spalti dai sostenitori degli "Spurs". Nel 1980, in occasione dell'Europeo giocato in Italia, gli hooligans si ripeterono durante Belgio - Inghiterra con una battaglia sulle gradinate del Comunale di Torino, che per fortuna non erano piene (non più di 20mila spettatori): il fumo dei lacrimogeni lanciati dalla Polizia causò persino una momentanea sospensione del match.
Ma il peggio accadde dodici mesi prima di Juve - Liverpool, nel maggio '84: prima della finale UEFA di andata fra Anderlecht e Tottenham, nelle strade di Bruxelles, un tifoso irlandese ucciso e diversi feriti causati principalmente dalla violenza inglese, e incidenti con contusi anche durante e dopo lo svolgimento della gara (non all'Heysel, ma al Parc Astrid, il secondo stadio della Capitale belga). Dopo la finale di Coppa Campioni fra il solito Liverpool e la Roma, giocata all'Olimpico, nella Città Eterna, in un clima sovreccitato, si scatenò una incredibile caccia all'inglese (così la definirono i giornali dell'epoca), con una cinquantina di feriti, in larga parte britannici. E infine, pericolose avvisaglie anche da parte degli juventini, che poco prima dell'inizio della finale di Coppa Coppe col Porto, nello stadio di Basilea, iniziarono un lancio di oggetti in campo con tentativo di invasione, dopo aver aperto una breccia nella recinzione (fonte: Archivio storico La Stampa): la reazione delle forze dell'ordine svizzere fu immediata, con ingresso in gradinata a formare un provvidenziale "cordone sanitario".
Qualcosa di più di semplici campanelli d'allarme, che avrebbero dovuto indurre le autorità belghe e la federazione internazionale a predisporre uno dei più massicci dispositivi di sicurezza mai visti prima per un incontro di football. Il dispositivo ci fu, sulla carta: leggere i quotidiani dei giorni precedenti la finale è per certi versi agghiacciante, coi responsabili dell'ordine pubblico a regalare ai cronisti proclami bellicosi, a cianciare di severità massima e tolleranza zero nei confronti dei facinorosi...

                                     Gli hooligans contro le forze dell'ordine all'Heysel

CONTROLLI INESISTENTI - Parole al vento, come si sa: i controlli all'ingresso furono quasi inesistenti. Gli inglesi poterono entrare con casse di birra, quindi ubriachi e con in mano oggetti potenzialmente atti a far male, molto male. I tagliandi del settore Z, che doveva essere riservato in teoria a spettatori neutrali, finirono in realtà nelle mani di sostenitori juventini non appartenenti al tifo organizzato: cosa facilmente prevedibile e che solo gli organizzatori belgi non seppero intuire e prevenire. 
A dividere questo settore di gente pacifica e indifesa dai bellicosi hooligans (occupanti i settori X e Y) venne issata solo una doppia, fragile recinzione, della consistenza di una "rete per polli" (l'espressione ricorre spesso nelle rievocazioni dell'evento), facilmente scavalcabile, e in ogni caso talmente resistente da... venire abbattuta dai teppisti con poche vigorose spallate. A nessuno venne in mente di sistemare fra le due fazioni, a mo' di cuscinetto, una nutrita schiera di forze di polizia: le cronache narrano di non più di dieci - dodici gendarmi, che peraltro, pare, in buona parte sparirono misteriosamente poco prima delle cariche assassine dei britannici (c'è chi dice per andare a soccorrere una venditrice di hot dog aggredita poco fuori dello stadio: mi auguro non sia vero, sarebbe una pagina grottesca di una tragedia autentica). (1 - Continua). 


3 commenti:

  1. bellissimo e commovente articolo, nel quale traspare giusta indignazione. Rileggendo in questi giorni "Febbre a 90" di Nick Hornby vi ho ritrovato diverse pagine dedicate alla strage viste con l'occhio, non dell'hooligan (giacchè l'autore del libro è solo un tifoso appassionato e attaccatissimo alla sua squadra del cuore), ma del tifoso medio inglese. Ne viene fuori, al di là del senso di tragedia che nessuno si sognerebbe di smentire, una riflessione sul fatto che quelle cariche fossero consuete in tutti gli stadi inglesi e che probabilmente in Belgio non fossero pronti per un tifo simile, per una foga così grossa da arginare, in tutti i sensi. Non c'era nessuna giustificazione nelle sue parole, tuttavia ho provato a immaginare che la tragedia si potesse evitare

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  2. Complimenti, una ricostruzione perfetta dei fatti, da saggio scolastico. Con tanta verità, ma poco, poco, Carlo... L'ho pubblicato sul mio museo virtuale multimediale ww.saladellamemoriaheysel.it
    Vorrei sapere come firmarlo oltre Carlo...

    Grazie

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    1. Ciao, ti ringrazio infinitamente. Il mio nome "intero" è Carlo Calabrò. Ovviamente, se in questi due articoli trovi qualche errore o imprecisione non farti scrupolo a segnalarmeli, mi son basato sui miei ricordi e sui tantissimi giornali e libri letti in questi anni, oltre ai documentari visti. Grazie ancora.

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