giovedì 3 maggio 2012

LA FOLLIA DI DELIO ROSSI E LA VOGLIA DI VIOLENZA NELLA SOCIETA' ITALIANA



Scusate, ma io non ci sto più. Questo agghiacciante finale di una brutta Serie A ci aveva già regalato tutto il peggio che il calcio italiano possa offrire attualmente: dalla partita di Genova sospesa dagli ultras all'indegna gazzarra scatenatasi alla fine di Udinese - Lazio, a causa di una errata valutazione arbitrale peraltro ininfluente ai fini dell'esito finale della gara; e, su tutto, lo spettro del calcioscommesse (e forse delle partite vendute), che, anche se quasi tutti fan finta di niente, sta rendendo la classifica del tutto virtuale, con posizioni acquisite sul campo destinate ad essere radicalmente modificate dalla giustizia sportiva. Potevamo forse farci mancare l'allenatore che prende a pugni un suo giocatore dopo averlo sostituito? No, certo che no. 
IL FATTACCIO - E' accaduto ieri sera all'Artemio Franchi di Firenze, durante Fiorentina - Novara. La storia la sapete: Delio Rossi richiama in panchina, a fine primo tempo, Ljajic, e verosimilmente (non ho visto l'incontro) ne ha tutte le ragioni: il ragazzotto slavo, montato e sopravvalutato come il 99 per cento degli stranieri giunti in Italia in questi ultimi sventurati anni, risponde con un sorrisino sarcastico, a cui fa seguire un applauso ancor più ironico e parole nei confronti del mister che devono essere state particolarmente pesanti, se questi, solitamente mite, mai sopra le righe, si scatena prima rispondendogli verbalmente, e poi scagliandosi contro di lui con una vera e propria aggressione fisica. 
Sorvolando sul fatto che né il direttore di gara (e passi), né i guardalinee, né il quarto uomo si siano resi conto di quanto stava accadendo sulla panchina viola (ma questo, a ben guardare, rientra nella notoria ed evidentemente insuperabile mediocrità della classe arbitrale italica), un fatto del genere è da considerarsi di inaudita gravità. E ancor più grave è la levata di scudi attualmente in atto, fra addetti ai lavori e professionisti dell'informazione, a difesa del buon Delio. Dalla tv pubblica (!) al web, è partita un'opera di minimizzazione e addirittura legittimazione del comportamento di questo novello Rocky della panchina. Inaccettabile. 
MORALE E BUON SENSO - Sicuramente è un mio problema, ma da un po' di tempo non riesco più a comprendere i parametri della  morale comune, del buon senso e della buona creanza in questo Paese. Quantomeno, il sospetto è che vengano interpretati da molti in maniera assai fantasiosa. Dopo essersi stracciati le vesti per i fatti di Marassi di due settimane fa, quando comunque, giova ricordarlo, nessuno si fece male, ecco partire i distinguo per questo atto di violenza pura, follia tout court, ancor più grave in quanto compiuto da un tesserato ai danni di un altro tesserato. 
Certo, il giocatore in questione, ragazzino che ancora non ha dimostrato alcunché come professionista del pallone, deve cominciare ad abbassare la cresta, perché da questa sua esperienza italiana in una grande squadra ha tutto da imparare (ed evidentemente, viste prestazioni e atteggiamenti, ancora ha imparato ben poco); per lui, come per altri mezzi calciatorini definiti troppo frettolosamente campioni dalla stampa nostrana (la cui deriva ha un ruolo non secondario nello sfascio del nostro calcio), è l'ora di cominciare a riscoprire l'umiltà e il rispetto verso i "superiori". Se poi questo Ljajic, come si vocifera, ha scatenato le ire del trainer con un pesante riferimento a una delicata situazione familiare di quest'ultimo, beh, dovrà essere adeguatamente sanzionato con i metodi opportuni. Che però, è questo il punto, non dovrebbero contemplare, mai, l'aggressione fisica. 
Un allenatore, anche solo per una questione di anzianità (di età e di servizio), dovrebbe essere in possesso della maturità con la quale saper gestire e razionalizzare anche le situazioni più tese, senza decisioni d'impeto,  dando il buon esempio senza abbassarsi al livello di chi lo provoca. Altrimenti la società in cui viviamo si trasforma in un far west. 
LA VIOLENZA PER FARSI GIUSTIZIA - Chiamatemi pure moralista (d'accatto, come si usa dire in senso spregiativo...), mi frega poco, a 'sto giro. Ripeto, si può ragionare su tutto, sulle provocazioni del giovanotto montato, sulla tensione colossale venutasi a creare negli ultimi mesi in tutto il calcio italiano (scandali, violenza, partite ogni tre giorni: tutto contribuisce a far crollare i nervi) e in casa viola in particolare, con gli inopinati rischi di retrocessione e le incertezze societarie.  Ma nulla, assolutamente nulla può giustificare l'uso della violenza fisica per far valere le proprie ragioni. E se ad esercitare questa violenza è una persona che, per ruolo e per esperienza, dovrebbe avere anche una qualche funzione, diciamo "educativa", la cosa è doppiamente grave, tale da dover essere punita con squalifiche esemplari.
Sono arrivati tre mesi, per Delio Rossi, e ci sta, quantomeno perché la persona ha sempre dimostrato grande correttezza. Attenuanti generiche, diciamo, perché altrimenti, per gesti del genere, io meno di un anno di stop non me la sentirei di infliggere al colpevole (ma spero che la squalifica parta dal momento in cui il mister dovrà teoricamente sedersi di nuovo su una panchina: farla scattare da adesso significherebbe non darle alcuna valenza afflittiva, la solita "italianata"). E al proposito risulta abbastanza stucchevole anche la retorica della mentalità calcistica, secondo la quale magari non in campo, ma nello spogliatoio, al riparo da occhi indiscreti, qualche buon cazzotto per mettere in riga i giocatori più indisciplinati, o semplicemente per "chiarirsi", ci può stare. Ma che quello del pallone sia un mondo governato dal "machismo" e da un equivoco senso della virilità è cosa stranota, purtroppo. 
Mie opinioni, ovvio. Sarà che fin da bambino, quando vedevo compagni di scuola e amichetti venire alle mani per un nonnulla, ho sempre provato ribrezzo per qualsiasi forma di violenza fisica. Ma per signori di una certa età e con ruoli di responsabilità, l'autocontrollo anche nelle situazioni più spinose è fondamentale: altrimenti, o vai a fare un altro mestiere (il pugile? Il wrestler?) o accetti le pesanti conseguenze, disciplinari e contrattuali, del tuo comportamento. Le controversie, anche quelle più "ruvide", in un consesso civile si risolvono con il dialogo, ove possibile, o in extrema ratio con provvedimenti che, va da sé, non possono contemplare la punizione corporale. Se tutti noi, una volta subito un torto, decidessimo di far roteare calci e pugni, si arriverebbe a un mondo in cui vale la regola del farsi giustizia da sé. Roba che nemmeno nel Medioevo. 
VIOLENZA LATENTE NELLA SOCIETA' - Eppure, evidentemente, è questo il mondo che la maggioranza della gente vuole. Me ne sono reso conto in queste ore, leggendo commenti alla vicenda Rossi - Ljajic su blog, forum, social network. Tutti, o quasi, ad applaudire Delio il vendicatore. Penso che questo mondo virtuale sia uno specchio non fedelissimo, ma tutto sommato abbastanza attendibile della realtà: e ciò che emerge, come opinione generalizzata su questa vicenda, è che in Italia si è accumulata una carica di odio potenzialmente devastante, che molti vorrebbero sfogare nelle modalità più truculente. Ed emerge, anche, che il sentire comune, la cultura popolare (sottocultura, sarebbe meglio dire) più profondamente radicata considera come giusto e accettabile il ricorso alla violenza fisica per dirimere screzi personali. Tremendo. Io da questo orrido carrozzone Italia voglio scendere. 

3 commenti:

  1. Nulla da eccepire Carlo.. approvo e sottoscrivo parola per parola quello che ho appena letto!

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  2. Più passano le ore e più sono convinto di quanto scritto. La conferenza stampa odierna di Rossi (posso dirlo? Irritante) non fa altro che rafforzare i miei convincimenti. Ma la cosa che più mi avvilisce, e che già ho sottolineato in chiusura di post, è quanto sta emergendo dai commenti di addetti ai lavori e gente comune: l'uso della violenza per dirimere screzi personali o per "educare" viene considerato da quasi tutti giusto, accettabile, legittimo. Anzi, per molti "doveva dargliene di più". A me cascano le braccia, caro Gianni: siamo in netta minoranza, ma mi tengo i miei princìpi, che secondo alcuni sono solo moralismo e ipocrita buonismo.

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  3. la penso come te, oltretutto da più fonti mi arrivano notizie sul fatto che Ljajic non sia a suo agio con la lingua italiana al punto da articolare offese come quelle riferite. Dal labiale poi io non leggo nulla di quanto trapelato. Ma a parte ciò, davvero, è fuorviante la ricerca della parolaccia.. il gesto è ingiustificabile! Punto! se un mio superiore alzasse violentemente le mani su di me al lavoro come minimo chiederei il suo licenziamento e poi mi augurerei di non trovarmelo più davanti agli occhi per un bel po' di tempo..
    Gianni

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