martedì 6 settembre 2011

ITALIA - SLOVENIA: I PRECEDENTI

Italia - Slovenia è, in chiave storica, un confronto "in fasce", ovvia conseguenza della giovane età della nazione ex jugoslava, per cui il romanzo dei precedenti è forzatamente ridotto all'osso. Rimanendo ai confronti disputati in casa azzurra, la prima volta fu nel settembre 1995, a Udine, ed era gara di qualificazione agli Europei come quella che andrà in scena stasera a Firenze. Vicecampioni del mondo contro una delle ultime rappresentative arrivate nel grande arengo internazionale: eppure si sapeva che non sarebbe stata sfida impari, perché già all'andata i nostri avevano sofferto le pene dell'inferno, rimediando un 1-1 con legittime proteste slovene per una rete non concessa dall'arbitro (tiro di Milanic, palla sulla traversa e poi oltre la linea bianca). In Friuli le cose andarono un po' meglio, sul piano del risultato: 1-0, decise Ravanelli con un bel sinistro dal basso verso l'alto nelle battute iniziali del confronto. Per il resto, gioco di livello modesto, come troppo spesso accadde durante la gestione Sacchi: pali di Albertini e Di Matteo a legittimare il successo, ma anche sbandate paurose di Tacchinardi, schierato come centrale difensivo, un ruolo chiaramente a lui non congeniale, e un paio di decisivi prodigi di Peruzzi, in quel periodo all'apice della carriera. 
Per il secondo appuntamento casalingo occorre fare un salto di sette anni, ed eccoci all'agosto 2002. Per il vernissage di una stagione che avrebbe proposto il girone di accesso a Euro 2004, si giocò in amichevole a Trieste: la Nazionale azzurra era ancora in piena crisi post Corea, il caos tecnico e tattico regnava sovrano, Trapattoni era stato confermato alla guida della squadra ma la sua panchina traballava più che mai. Aggiungiamoci la forma fisica veramente precaria (si inaugurava allora la consuetudine delle amichevoli agostane, fino ad allora per noi sconosciute) e il fatto che quella slovena fosse una rappresentativa nel frattempo cresciuta, cresciuta tanto in fretta da aver centrato, negli anni precedenti, una qualificazione europea e una mondiale. Il risultato fu che la stagione iniziò come si era concluso il Mondiale: con una sconfitta, un 1-0 firmato dal "leccese" Cimirotic. Sul campo, un'Italia involuta e poco ispirata, sfortunata in Doni (palo) e in Inzaghi (rigore negato), esordio senza tracce di Brighi, gioiellino bolognese, e poco altro. Animosità eccessiva in campo, con i nostri avversari pronti ad alzare fin troppo il tono agonistico e gli azzurri che alla lunga non si tirarono indietro, ma soprattutto scenario desolante sugli spalti, con incidenti provocati da ultras sloveni e gara a rischio sospensione. Una serataccia, con in più un'altra nota di tristezza: fu l'ultima telecronaca azzurra di Bruno Pizzul, che tuttavia, con l'umiltà che da sempre lo contraddistingue, sminuì la portata dell'evento: "Ringrazio tutti per gli attestati di stima - disse in diretta tv - ma non è la fine del mondo: a Dio piacendo, la vita continua...".  
L'ultimo rendez - vous è sicuramente il più significativo: ottobre 2005, Italia e Slovenia di fronte a Palermo, città che, in quel periodo, diciamo anni Novanta e primi Duemila, fu una delle sedi azzurre più gettonate dalla Federazione. Partita significativa, dicevamo, perché il successo per 1 a 0 (punteggio assai ricorrente, come si è visto, nei confronti fra i due Paesi) significò per noi la conquista con un turno di anticipo del pass per Germania 2006, dove poi accadde quel che sappiamo. Il match in sé non fu nulla di trascendentale, così come poco memorabile fu la cornice: una Palermo insolitamente fredda e stadio ben lontano dal tutto esaurito. La gara, dicevamo: azzurri col pallino costantemente in mano, ma a corto di idee e piuttosto prevedibili e monotoni nella loro azione offensiva. Nel primo tempo solo un gol annullato a Gilardino, per oscuri motivi, un bel destro di Totti e qualche errore di misura da parte di Toni. Nella ripresa, più brillantezza, ancora un'occasionissima di testa per Toni (appena passato dal Palermo alla Fiorentina e per questo accolto con freddezza alla Favorita) e infine il gol decisivo, siglato in mischia, di testa in tuffo e probabilmente non senza l'ausilio di una deviazione, da Zaccardo, da poco entrato in campo e non sempre fortunatissimo nelle sue apparizioni azzurre. 
CARLO CALABRO'

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