sabato 3 settembre 2011

LE GOLEADE NON FANNO PER NOI

Primo o poi qualcuno dovrà spiegarci quale sia la tara tattica o psicologica che impedisce alla Nazionale italiana  di fare ciò che riesce quasi sempre a tutte le grandi storiche, allorquando sono opposte a squadre modestissime: goleare, goleare senza pietà. Gli ultimi esempi sono di questa stessa sera: l'11 a 0 dell'Olanda contro San Marino, o il 4 a 0 (esterno) del Portogallo a Cipro, squadra che oltretutto, pur rimanendo su livelli qualitativi piuttosto bassi, non è più il materasso di qualche anno fa. La Germania, poi, ne ha fatti 6 (a 2) all'Austria, che è in gravissimo declino ma non può ancora considerarsi una delle Cenerentole d'Europa. 
NIENTE VENDEMMIATE - L'Italia fa storia a sé. L'Italia va a far visita ai dopolavoristi (non è considerazione spregiativa, ma semplice realtà dei fatti) delle Far Oer, che all'andata ha superato nettamente per 5 a 0 (chiamiamola una mini - goleada, comunque soddisfacente): è lanciata verso la qualificazione, è galvanizzata dal successo in amichevole sulla Spagna, dovrebbe fare un sol boccone degli avversari. Invece, dopo un avvio promettente, 1 a 0 e ringraziare, con scene di patetica sofferenza nel finale del match. Tutto già visto, già vissuto. Qui infatti non c'entra la delicata fase tecnica che sta attraversando il nostro movimento calcistico. Questa misteriosa "tara" è transgenerazionale, colpisce le rappresentative azzurre più qualitative come quelle un po' più povere di talento. Proprio contro le Far Oer, squadra da sempre fra le meno competitive del globo terracqueo, vide i sorci verdi addirittura l'ultima Italia campione del mondo, nel 2007, prima vincendo di misura a Torshavn (addirittura subendo un gol e rischiando il pari) e poi limitandosi, a Modena, a uno striminzito 3 a 1. 
UN FILM GIA' VISTO - Il copione è quasi sempre lo stesso: si comincia pieni di buone intenzioni, si fa gioco e si creano occasioni, ma i gol non arrivano, o ne arriva uno solo. Così, a lungo andare, la squadra si innervosisce, perde brillantezza, consente agli avversari di organizzarsi e di fare mucchio dietro, e, se le cose si mettono male, va addirittura in affanno. E' la sintesi del match di questa sera: gli azzurri sembravano voler riprendere il discorso da dove l'avevano interrotto con la Spagna, e hanno iniziato aggredendo in velocità, tante iniziative, tante conclusioni pericolose, il gol di Cassano (seppur con qualche dubbio sulla posizione del milanista) come giusto premio per una superiorità schiacciante. 
Era il viatico ideale verso la tanto sospirata vendemmiata. Macché: il copione sopra citato è stato fedelmente rispettato. In sintesi: il secondo gol non è arrivato, la squadra ha smarrito lo sprint iniziale, si è fatta lenta, prevedibile e imprecisa nei passaggi. Ora, sia detto senza offesa, formazioni come quella isolana, benché cresciute rispetto a dieci - quindici anni fa sul piano tattico, non possono permettersi di fare troppe sperimentazioni strategiche: per loro, lo schema ideale, e quasi sempre l'unico applicabile, non può che esser quello di chiudersi a riccio e tentare di sorprendere gli avversari in contropiede. Il segreto è di non lasciarglielo fare, di non dar loro respiro sul piano del ritmo e delle giocate. Certo, si potrà dire che ai primi di settembre, col campionato non ancora iniziato, non è propriamente facile mettere in atto tutto ciò. D'accordo, questa è forse l'unica attenuante accettabile per noi. Solo attenuante, però, perché la classe infinitamente superiore, la miglior preparazione atletica di base, l'esperienza agli alti livelli e la superiorità tattica dovrebbero comunque consentire a una compagine come la nostra di fare il vuoto in gare di questo tipo. 
I TRE PUNTI E POCO ALTRO - Invece, si è detto, la solita solfa: i nostri hanno continuato a tener pallino, ma senza brio, senza iniziative veramente ficcanti. Hanno provato, come del resto è saggio in partite che si fanno ispide, il tiro da fuori o dal limite (Criscito, De Rossi due volte, Montolivo) trovando un portiere obiettivamente in serata di grazia; Pazzini ha mancato un aggancio sotto misura, un paio di spunti in area sono sfumati per mancanza di precisione e lucidità in quegli spazi stretti e affollati. Insomma, le occasioni sono anche arrivate, ma troppo poche per un match del genere, e soprattutto non sono arrivati i tanti gol che si attendevano. Il tutto è stato accompagnato da una manovra faticosa, "involuta", come dicevano un tempo i critici: la flemma eccessiva in fase di costruzione ha consentito ai nordici di ammucchiarsi dietro rendendo ulteriormente difficoltoso il gioco azzurro, e gli errori in zona nevralgica hanno dato il là a più di una ripartenza pericolosa. Un solo gol all'attivo e due pali subìti a portiere impotente non sono un bel bilancio: rimane la quasi certezza dell'Europeo, ma a questo punto è d'obbligo chiedere a Prandelli e ai suoi di legittimare la qualificazione con un gran finale di girone, a partire dall'incontro di Firenze con la Slovenia. 
IN FONDO, MEGLIO COSI'... - Intendiamoci, nulla di male in tutto ciò che si è detto: non sono le goleade contro i dilettanti o i semiprofessionisti a fare la vera storia di una Nazionale. La nostra Italia ne è uno splendido esempio: così tante volte in difficoltà contro le deboli o debolissime, tante volte splendida contro le grandi nelle partite che contano. Altre squadre di alto lignaggio si divertono ad umiliare avversarie modeste,  salvo poi cadere di fronte agli ostacoli veri. Ricordo la Spagna di qualche anno fa, in particolare una edizione della Furie Rosse allenata da Camacho: nelle qualificazioni a Euro 2000, mise in fila un 9 a 0 e un 6 a 0 a San Marino, un 8 a 0 a Cipro e persino un 9 a 0 all'Austria. Ma, quando si trattò di far sul serio, nelle fasi finali, non cavò un ragno dal buco. Ergo, rinuncio decisamente a qualche vendemmiata in cambio di qualche coppa o di qualche piazzamento in più, ci mancherebbe. E tuttavia, di fronte a partite come quella di stasera, il senso di fastidio e l'amaro in bocca rimangono. 
CARLO CALABRO'

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